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  <!-- Copyright Christian Classics Ethereal Library -->
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	<ThML.head>

		<generalInfo>
			<description>“The more one unites his will with the divine will, the greater will be his love of
			God,” St. Alphonsus wrote in 1755. This statement encapsulates the subject matter
			of his devotional treatise: the true love of God, and how believers can experience that
			love through growing closer to their creator. In seven short chapters, St. Alphonsus
			explores how people can make God’s perfect desires their own desires, even in times of
			hardship or persecution. At the same time, the author challenges his readers to serve God
			unfalteringly. Both heartening and inspiring, Uniformità alla Volontà di Dio (Uniformity
			with God’s Will) calls readers to love and serve God with their whole heart. This version
			is the original one, written in Italian.

			<br /><br />Kathleen O’Bannon<br />CCEL Staff
			</description>
			<pubHistory />
			<comments />
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<electronicEdInfo>
  <publisherID>ccel</publisherID>
  <authorID>alphonsus</authorID>
  <bookID>volonta</bookID>
  <workID>volonta</workID>
  <bkgID>uniformitÃ _alla_volontÃ _di_dio_(alphonsus)</bkgID>
  <version>1.1</version>
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  <DC>
    <DC.Title>Uniformità alla Volontà di Dio</DC.Title>
    <DC.Creator sub="Author" scheme="short-form">Alphonsus de Liguori</DC.Creator>
    <DC.Creator sub="Author" scheme="file-as">Liguori, Alphonsus
    de, St. (1696-1787)</DC.Creator>
    <DC.Publisher>Grand Rapids, MI: Christian Classics Ethereal Library</DC.Publisher>
    <DC.Subject scheme="LCCN">BX4700 .L6 A25</DC.Subject>
    <DC.Subject scheme="lcsh1">Christian Denominations</DC.Subject>
    <DC.Subject scheme="lcsh2">Roman Catholic Church</DC.Subject>
    <DC.Subject scheme="lcsh3">Biography and portraits</DC.Subject>
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    <DC.Subject scheme="lcsh5">Saints, A-Z</DC.Subject>
    <DC.Subject scheme="ccel">All; Classic; Ethics; Christian Life; </DC.Subject>
    <DC.Contributor sub="Digitizer" />
    <DC.Date sub="Created" />
    <DC.Type>Text.Monograph</DC.Type>
    <DC.Format scheme="IMT">text/html</DC.Format>
    <DC.Identifier scheme="URL">/ccel/alphonsus/volonta.html</DC.Identifier>
    <DC.Source />
    <DC.Language>ita</DC.Language>
    <DC.Rights>Public Domain</DC.Rights>
  </DC>

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	<ThML.body>

    <div1 title="Title Page" progress="0.94%" id="i" prev="toc" next="ii">	
<h1 id="i-p0.1">Alfonso de’ Liguori</h1>
<h2 id="i-p0.2">Uniformità alla Volontà di Dio</h2>
<h3 id="i-p0.3">Opere Spirituali - Bassano 1777</h3>



</div1>

    <div1 title="Section 1." progress="1.11%" id="ii" prev="i" next="iii">
<p class="normal" id="ii-p1">Tutta la nostra perfezione consiste nell’amare il nostro amabilissimo Dio:
<i><span lang="LA" id="ii-p1.1">Charitas est vinculum perfectionis</span>. </i>(<scripRef passage="Colossians 3:14" id="ii-p1.2" parsed="|Col|3|14|0|0" osisRef="Bible:Col.3.14">Col. 3.14</scripRef>). Ma tutta poi la perfezione 
dell’amore a Dio consiste nell’unire la nostra alla sua santissima volontà. Questo 
già è il principale effetto dell’ amore, dice S. Dionigi Areopagita (de Div. Nom. 
c. 4.) l’unire le volontà degli amanti, sicchè abbiano lo stesso volere. E perciò 
quanto più alcuno sarà unito alla divina volontà, tanto sarà maggiore il suo amore. 
Piacciono sibbene a Dio le mortificazioni, le meditazioni, le communioni, le opere 
di carità verso il prossimo; ma quando? quando sono secondo la sua volontà; ma quando 
non vi è la volontà di Dio, non solamente egli non le gradisce, ma le abbomina, 
e le castiga. Se mai vi sono due servi, l’un de’ quali fatica tutto il giorno senza 
riposare, ma vuol fare ogni cosa a suo modo, l’altro fatica meno, ma ubbidisce in 
tutto: certamente il padrone amerà questo secondo, e non il primo. Che servono l’opere 
nostre allà gloria di Dio, quando non sono secondo il suo beneplacito? Non vuole 
il Signore sacrifici (dice il Profeta a Saulle), ma l’ubbidienza a’ suoi voleri:
<i><span lang="LA" id="ii-p1.3">Numquid vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur voci 
Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere</span>. </i>(<scripRef passage="1Samuel 15:22" version="VUL" id="ii-p1.4" parsed="vul|1Sam|15|22|0|0" osisRef="Bible.vul:1Sam.15.22">1 Reg. 15.22</scripRef>) l’uomo, 
che vuole operare per propria volontà senza quella di Dio, commette una specie d’Idolatria, poichè allora in vece di adorare la volontà divina, adora in certo modo la sua.</p>

<p class="normal" id="ii-p2">Questa dunque è la maggior gloria, che noi possiamo dare a Dio, l’adempire in 
tutto i suoi santi voleri. Il nostro Redentore, che venne in terra a stabilire la 
divina gloria, questo principalmente venne ad insegnarci col suo esempio. Padre:
<i><span lang="LA" id="ii-p2.1">Hostiam et oblationem noluisti, corpus autem aptasti mihi; tunc dixi ecce venio, 
ut faciam, Deus, voluntatem tuam</span>. </i>(<scripRef passage="Hebrews 10:5" id="ii-p2.2" parsed="|Heb|10|5|0|0" osisRef="Bible:Heb.10.5">Heb. 10.5</scripRef>) Voi avete rifiutate le vittime, 
che v’hanno offerte gli uomini; voi volete, ch’io vi sacrifichi il corpo, che m’avete 
dato, eccomi pronto a fare la vostra volontà. E di ciò si protestò più volte, ch’egli 
era venuto in terra non a fare la sua, ma solamente la volontà del suo Padre: <i>
<span lang="LA" id="ii-p2.3">Descendi de caelo, non ut faciam voluntatem meam, sed voluntatem ejus qui misit 
me</span>. </i>(<scripRef passage="John 6:38" id="ii-p2.4" parsed="|John|6|38|0|0" osisRef="Bible:John.6.38">Jo 6.38</scripRef>) Ed in ciò volle, che’l mondo avesse conosciuto l’amore, che gli 
portava al suo Genitore, in ubbidire alla sua volontà, che lo volea sagrificato 
sulla croce per la salute degli uomini; così appunto disse nell’orto, allorchè andò 
all’incontro a’suoi nemici, che venivano a prenderlo per condurlo alla morte: <i>
<span lang="LA" id="ii-p2.5">Ut cognoscat mundus, quia diligo Patrem, et sicut mandatum dedit Pater, sic facio; 
surgite, eamus hinc</span>. </i>(<scripRef passage="John 14:31" id="ii-p2.6" parsed="|John|14|31|0|0" osisRef="Bible:John.14.31">Jo 14.31</scripRef>) Ed in ciò disse, ch’egli riconoscea che fosse 
suo fratello, chi avesse fatta la divina volontà: <i><span lang="LA" id="ii-p2.7">Qui fecerit voluntatem Patris 
mei</span>. </i>(<scripRef passage="Matthew 12:50" id="ii-p2.8" parsed="|Matt|12|50|0|0" osisRef="Bible:Matt.12.50">Matth 12.50</scripRef>) <i>ipse meus frater</i>.</p>

<p class="normal" id="ii-p3">Tutti i Santi in ciò hanno avuta sempre fissa la mira in fare la divina volontà, 
ben intendendo, che qui consiste tutta la perfezione d’un’anima.. Diceva il B. Errico 
Susone (l. 2. c. 4)<i> Dio non vuole, che noi abbondiamo de’ lumi, ma che in tutto 
ci sottomettiamo alla sua volontà. </i>E S. Teresa: <i>Tutto quello, che dee procurare 
chi si esercita nell’orazione, è di conformare la sua volontà alla divina; e si 
assicuri, che in questo consiste la più alta perfezione. Chi più eccellentemente 
la praticherà, riceverà da Dio i più gran doni, e farà più progressi nella vita 
interiore. </i>La B. Stefana da Soncino Domenicana essendo un giorno in visione 
condotta in cielo vide alcune persone defonte, ch’ella avea conosciute, collocate 
tra’Serafini, e le fu detto, che quelle erano state sublimate a tanta gloria per 
la perfetta uniformità, che aveano avuta in terra alla volontà di Dio, che un Serafino 
colla mia.</p>

<p class="normal" id="ii-p4">In questa terra dobbiamo apprendere da’Beati del cielo come abbiamo da amare 
Dio. l’amor puro, e perfetto, che i Beati in cielo hanno per Dio, è nell’unirsi 
perfettamente alla sua volontà. Se i Serafini intendessero esser suo volere, che 
s’impiegassero per tutta l’eternità ad ammucchiare le arene de’lidi, o a svellere 
l’erbe de’giardini, volentieri lo farebbero con tutto il lor piacere. Più; se Dio 
facesse loro intendere, che andassero ad ardere nel fuoco dell’Inferno, immediatamente 
si butterebbero in quell’abisso per fare la divina volontà. E questo è quello, che 
c’insegnò a pregare Gesù Cristo, cioè l’eseguire la volontà divina in terra, come 
la fanno i santi in cielo: <i>Fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra. </i>
(<scripRef passage="Matthew 6:10" id="ii-p4.1" parsed="|Matt|6|10|0|0" osisRef="Bible:Matt.6.10">Matth. 6.10</scripRef>)</p>

<p class="normal" id="ii-p5">Il Signore chiamava David l’uomo secondo il suo cuore, perchè David adempiva 
tutti i suoi voleri: <i><span lang="LA" id="ii-p5.1">Inveni virum secundum cor meum, qui faciet omnes voluntates 
meas</span>. </i>(<scripRef passage="Acts 13:22" id="ii-p5.2" parsed="|Acts|13|22|0|0" osisRef="Bible:Acts.13.22">Act 13.22</scripRef>) Davide stava sempre apparecchiato ad abbracciare la divina 
volontà, come spesso si protestava: <i><span lang="LA" id="ii-p5.3">Paratum cor meum. Deus, paratum cor meum</span>. </i>
(<scripRef passage="Psalm 56:8" id="ii-p5.4" parsed="|Ps|56|8|0|0" osisRef="Bible:Ps.56.8">Ps. 56.8</scripRef> et <scripRef passage="Psalm 107:1" id="ii-p5.5" parsed="|Ps|107|1|0|0" osisRef="Bible:Ps.107.1">Ps. 107.1</scripRef>) E d’altro non supplicava il Signore, che d’insegnarli a 
fare la sua volontà: <i><span lang="LA" id="ii-p5.6">Doce me facere voluntatem tuam</span>. </i>(<scripRef passage="Psalm 142:10" id="ii-p5.7" parsed="|Ps|142|10|0|0" osisRef="Bible:Ps.142.10">Ps. 142.10</scripRef>) Un atto 
di perfetta uniformità al divino volere basta a fare un santo. Ecco Saulo mentre 
va perseguitando la Chiesa, Gesù Cristo l’illumina, e lo converte. Che fa Saulo? 
che dice? non fa altro, che offerirsi a fare la sua vonontà: <i><span lang="LA" id="ii-p5.8">Domine, quid me 
vis facere? </span></i>(<scripRef passage="Acts 9:6" id="ii-p5.9" parsed="|Acts|9|6|0|0" osisRef="Bible:Acts.9.6">Act 9.6</scripRef>) Ed ecco, che’l Signore lo dichiara vaso d’elezione, ed 
Apostole deele genti: <i><span lang="LA" id="ii-p5.10">Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram 
gentibus. </span></i>(<scripRef passage="Acts 9:15" id="ii-p5.11" parsed="|Acts|9|15|0|0" osisRef="Bible:Acts.9.15">Act 9.15</scripRef>) Sì perchè quegli, che dà la sua volontà a Dio, gli dà tutto; 
chi gli dà le robe colle limosine, il sangue col flagellarsi, i cibi co’digiuni, 
dona a Dio parte di ciò, che tiene; ma chi gli dona la sua volontà, gli dona tutto, 
onde può dirgli: Signore, io son povero, ma vi dono tutto quel che posso; dandovi 
la mia volontà, non ho più che darvi. Ma questo appunto è il tutto, che da noi pretende 
il nostro Dio: <i><span lang="LA" id="ii-p5.12">Fili mi, praebe cor tuum mihi. </span></i>(<scripRef passage="Proverbs 23:26" id="ii-p5.13" parsed="|Prov|23|26|0|0" osisRef="Bible:Prov.23.26">Prov 23.26</scripRef>) Figlio, dice il 
Signore a ciascuno, figlio, dammi il tuo cuore, cioè la tua volontà. <i>Nihil gratius 
Deo</i> (parla S. Agostino) <i>possumus ei offerre, quam ut dicamus ei: Posside 
nos. </i>No, che non possiamo offerire a Dio cosa più cara, che con dirgli: Signore 
possedeteci voi; noi vi doniamo tutta la nostra volontà, fateci intendere quello 
che da noi volete, e noi l’eseguiremo.</p>

<p class="normal" id="ii-p6">Se dunque vogliamo compiacere appieno il cuore di Dio, procuriamo in tutto di 
conformarci alla sua divina volontà; e non solo di conformarci, ma uniformarci a 
quanto Dio dispone. La conformità importa, che noi congiungiamo la nostra volontà 
alla volontà di Dio; ma l’uniformità importa di più, che noi della volontà divina, 
e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello, che 
vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione, 
a cui dobbiamo sempre aspirare; questa ha da esser la mira di tutte le nostre opere, 
di tutti i desideri, meditazione, e preghiere. In ciò abbiamo da pregare ad ajutarci 
tutti i nostri santi Avvocati, i nostri Angeli Custodi, e sopratutto la divina Madre 
Maria, la quale perciò fu la più perfetta di tutti i Santi, perchè più perfettamente 
ella abbracciò sempre la divina volontà.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 2" progress="14.65%" id="iii" prev="ii" next="iv">
<p class="normal" id="iii-p1">Ma il forte sta nell’abbracciare la volontà di Dio in tutte le cose che avvengono 
o prospere, o avverse a’nostri appetiti. Nelle cose prospere anche i peccatori ben 
sanno uniformarsi alla divina volontà; ma i santi si uniformano anche nelle contrarie, 
e dispiacenti all’amor proprio. Qui si vede la perfezione del nostro amore a Dio. 
Diceva il V. S. Giovanni Avila: <i>Vale più un benedetto sia Dio nelle cose avverse, 
che sei milia ringraziamenti nelle cose a voi dilettevoli</i>.</p>

<p class="normal" id="iii-p2">Di più bisogna uniformarci al divina volere, non solo nelle cose avverse, che 
ci vengono direttamente da Dio, come sono le infermità, le desolazioni di spirito, 
la povertà, laorte de’parenti, e simili; ma ancora in quelle, che ci vengono per 
mezzo degli uomini, come sono i dispregi, l’infamie, l’ingiustizie, i furti, e tutte 
le sorte di persecuzioni. In ciò bisogna intendere, che quando noi siamo offesi 
da alcuno nella fama, nell’onore, ne’beni, benchè il Signore non voglia il peccato 
di colui, vuole nondimeno la nostra umiliazione, la nostra povertà, e mortificazione. 
E’ certo, e di fede, che quanto avviene nel mondo, tutto avviene per divina volontà. 
<i><span lang="LA" id="iii-p2.1">Ego Dominus formans lucem et tenebras, faciens pacem, et creans malum. </span></i>(<scripRef passage="Isaiah 45:7" id="iii-p2.2" parsed="|Isa|45|7|0|0" osisRef="Bible:Isa.45.7">Is. 
45.7</scripRef>) Da Dio vengono tutti i bene e tutti i mali, cioè tutte le cose a noi contrarie, 
che noi chiamiamo falsamente mali; perchè in verità sono beni, quando noi gli prendiamo 
dalle sue mani. <i><span lang="LA" id="iii-p2.3">Si erit malum in civitate, quod Dominus non fecerit?</span></i> disse 
il Profeta <scripRef passage="Amos 3:6" id="iii-p2.4" parsed="|Amos|3|6|0|0" osisRef="Bible:Amos.3.6">Amos 3.6</scripRef>. E prima lo disse il Savio; <i><span lang="LA" id="iii-p2.5">Bona et mala, vita et mors a 
Deo sunt. </span></i>(<scripRef passage="Ecclesiasticus 11:14" id="iii-p2.6" parsed="|Sir|11|14|0|0" osisRef="Bible:Sir.11.14">Eccl. 11.14</scripRef>) E’ vero, come ho detto, che allorchè un uomo ti offende 
ingiustamente, Dio non vuole il peccato di colui, nè concorre alla malizia della 
di lui volontà; ma ben concorre col concorso generale all’azione materiale, colla 
quale quel tale ti percuote, ti ruba o t’ingiuria; sì che l’offesa, che tu patisci, 
certamente la vuole Dio, e dalle sue mani ti viene. Perciò il Signore disse a Davide, 
ch’egli era l’autore dell’ingiurie, che dovea fargli Assalonne, sino a torgli le 
mogli davanti a’suoi occhi; e ciò in castigo de’suoi peccati: <i><span lang="LA" id="iii-p2.7">Ecce ego suscitabo 
super te malum de domo tua, et tollam uxores tuas in oculis tuis, et dabo proximo 
tuo. </span></i>(<scripRef passage="2Samuel 12:11" version="VUL" id="iii-p2.8" parsed="vul|2Sam|12|11|0|0" osisRef="Bible.vul:2Sam.12.11">2 Reg. 12.11</scripRef>) Perciò disse anche agli Ebrei, che in pena delle loro iniquità 
avrebbe mandati gli Assiri a spogliarli, e rovinarli: <i><span lang="LA" id="iii-p2.9">Assur virga furoris mei 
. . . mandabo illi ut auferat spolia, et diripiat praedam. </span></i>(<scripRef passage="Isaiah 10:5" id="iii-p2.10" parsed="|Isa|10|5|0|0" osisRef="Bible:Isa.10.5">Is. 10.5</scripRef>) Spiega 
S. Agostino: <i><span lang="LA" id="iii-p2.11">Impietas eorum tamquam securis Dei facta est. </span></i>(In <scripRef passage="Ps. 37" id="iii-p2.12" parsed="|Ps|37|0|0|0" osisRef="Bible:Ps.37">Ps. 37</scripRef>) Dio 
si servì dell’iniquità degli Assiri, come d’una mannaja per castigare gli Ebrei. 
E Gesù medesimo disse a S. Pietro, che la sua passione, et morte, non tanto gli 
veniva dagli uomini, quanto dal suo medesimo Padre: <i><span lang="LA" id="iii-p2.13">Calicem quem dedit mihi Pater, 
non vis ut bibam illum?</span></i></p>

<p class="normal" id="iii-p3">Giobbe allorchè venne il nunzio (che vogliono essere stato il demonio) a dirgli, 
che i Sabei si aveano tolte tutte le di lui robe, e gli aveano uccisi i figli; il 
Santo che rispose: <i><span lang="LA" id="iii-p3.1">Dominus dedit, Dominus abstulit. </span></i>(<scripRef passage="Job 1:21" id="iii-p3.2" parsed="|Job|1|21|0|0" osisRef="Bible:Job.1.21">Job 1.21</scripRef>) Non disse il Signore 
m’ha dati i figli, i beni, ed i Sabei me gli han tolti; ma il Signore me gli ha 
dati, ed il Signore gli ha tolti; perchè bene intendeva, che quella perdita era 
voluta da Dio, e perciò soggiunse: <i><span lang="LA" id="iii-p3.3">Sicut Domino placuit, ita factum est: sit 
nomen Domini benedictum. </span></i>(<scripRef passage="Job 1:21" id="iii-p3.4" parsed="|Job|1|21|0|0" osisRef="Bible:Job.1.21">ibid</scripRef>) Non bisogna dunque prendere i travagli, che 
ci avvengono, come succeduti a saco, o per sola colpa degli uomini, bisogna star 
persuaso, che quanto ci accade, tutto accade per volontà divina: <i><span lang="LA" id="iii-p3.5">quicquid hic 
accedit contra voluntatem nostram, noveris non accidere nisi de voluntate Dei. </span></i>
(D. August. in <scripRef passage="Psalm 148" id="iii-p3.6" parsed="|Ps|148|0|0|0" osisRef="Bible:Ps.148">Ps. 148</scripRef>. Epitetto, ed Atone, Rosweid. l.1), felici Martiri di Gesù 
Cristo, posti dal Tiranno alla tortura, stracciati con uncini di ferro, brustoliti 
con torce ardenti, altro non diceano: Signore, si faccia in noi la tua volontà. 
E giunti al luogo del supplicio, proferirono ad alta voce: Siate benedetto, o Dio 
eterno, poichè la vostra volontà è stata in noi adempita in tutto.</p>

<p class="normal" id="iii-p4">Narra Cesario (lib. 10, c.6) che un certo Religioso, benchè non fosse punto differente 
dagli altri nell’esterno, non però era giunto a tal santità, che col solo tatto 
delle sue vesti guariva gl’infermi. Il suo Superiore di ciò maravigliandosi gli 
disse un giorno, come mai facesse tali miracoli, non facendo una vita più esemplare 
degli altri. Quegli rispose, che ancor esso se ne maravigliava, e che non ne sapeva 
il perchè. Ma qual divozione voi praticate, ripigliò l’Abbate? Rispose il buon Religioso 
ch’egli niente o poco faceva, se non che aveva sempre avuta un gran cura di volere 
solo ciò, che Dio voleva, e che il Signore gli aveva fatta questa grazia, di tenere 
abbandonata la sua volontà totalmente in quella di Dio. La prosperità (disse) non 
mi solleva, nè l’avversità mi abbatte, perchè io prendo ogni cosa dalle mani di 
Dio, ed a questo fine tendono tutte le mie orazioni, cioè, che la sua volontà perfettamente 
in me si adempia. E di quel danno (ripigliò il Superiore), che l’altr’jeri ci fece 
quel nostro nemico in toglierci il nostro sostentamento, mettendo fuoco al podere 
dov’erano le nostre biade, i nostri bestiami, voi non aveste alcun risentimento? 
No, Padre mio, egli rispose; ma al contrario ne rendei grazie a Dio, come lo soglio 
fare in simili accidenti, sapendo che Dio tutto fa, o permette per gloria sua, e 
per nostro maggio bene, e con ciò vivo sempre contento per ogni cosa, che avviene. 
Ciò inteso l’Abbate, vedendo in quell’anima tanta uniformità alla volontà divina, 
non restò più maravigliato, che facesse sì gran miracoli.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 3" progress="25.29%" id="iv" prev="iii" next="v">
<p class="normal" id="iv-p1">Chi fa così, non solo si fa santo, ma gode ancora in terra una pace perpetua. 
Alfonso il grande (Panorm. in Vita) Re di Aragona, Principe savissimo, interogato 
un giorno, qual’uomo stimasse più felice in questo mondo? Rispose, quello il quale 
si abbandona nella volontà di Dio, e che riceve tutte le cose prospere, ed avverse 
dalle sue mani. <i><span lang="LA" id="iv-p1.1">Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum. </span></i>(<scripRef passage="Romans 8:28" id="iv-p1.2" parsed="|Rom|8|28|0|0" osisRef="Bible:Rom.8.28">Rom 8.28</scripRef>) Gli 
amanti di Dio vivon sempre contenti, perchè tutto il loro piacere è di adempire 
anche nelle cose contrarie la divina volontà; onde gli stessi travagli si convertono 
loro in contenti, pensando che con accettarli dan gusto al loro amato Signore:
<i><span lang="LA" id="iv-p1.3">Non contristabit justum quidquid ei acciderit. </span></i>(<scripRef passage="Proverbs 12:21" id="iv-p1.4" parsed="|Prov|12|21|0|0" osisRef="Bible:Prov.12.21">Prov 12.21</scripRef>) Ed in fatti qual 
maggior contento può mai provare un uomo, che in veder adempiuto quanto egli vuole? 
Or quando alcuno non vuole se non quello, che vuole Dio, avvenendo già sempre tutto 
ciò, che avviene nel mondo (fuori del peccato) per volontà di Dio, avviene in conseguenza 
quanto esso vuole. Si narra nelle Vite de’Padri d’un contadino, i cui terreni rendeano 
maggior frutto degli altri; dimandato questi, come ciò accadesse, rispose, che di 
ciò non si maravigliassero, perch’egli avea sempre i tempi, come li voleva; e come? 
Sì, replicò, perchè io non voglio altro tempo, se non quello, che vuole Dio, e conforme 
io voglio quel, che Dio vuole, così egli mi dà i frutti, come li vogl’io. l’anime 
rassegnate, dice il Salviano, se sono umiliate, questo vogliono: se patiscono povertà, 
vogliono esser povere; in somma quanto gli avviene, tutto lo vogliono: e perciò 
sono in questa vita felici: <i><span lang="LA" id="iv-p1.5">Humiles sunt, hoc volunt; paperes sunt, paupertate 
delectantur; itaque beati dicendi sunt. </span></i>Viene il freddo, il caldo, la pioggia, 
il vento, che piova, perchè così vuole Dio. Viene la povertà, la persecuzione, l’infermità, 
la morte, ed io voglio (colui dice) esser povero, perseguitato, infermo; voglio 
anche morire, perchè così vuole Dio.</p>

<p class="normal" id="iv-p2">Questa è la bella libertà, che godono i Figli di Dio, che vale più delle Signorie, 
e di tutti i Regni della terra. Questa è la gran pace, che provano i Santi, la quale
<i><span lang="LA" id="iv-p2.1">exuperat omnem sensum. </span></i>(<scripRef passage="Philippians 4:7" id="iv-p2.2" parsed="|Phil|4|7|0|0" osisRef="Bible:Phil.4.7">Phil. 4.7</scripRef>), avanza tutti i piaceri de’sensi, tutti 
i festini, i banchetti, gli onori, e tutte l’altre soddisfazioni del mondo, le quali, 
perchè sono vane, e caduche, benchè allettano il senso per quei momenti in cui si 
assagiano, nondimeno non contentano, ma affliggono lo spirito, dove sta il vero 
contento; che perciò Salomone, dopo aver goduto al sommo di tai diletti mondani, 
esclamava afflitto: <i><span lang="LA" id="iv-p2.3">Sed et hoc vanitas, et afflictio spiritus. </span></i>(<scripRef passage="Ecclesiastes 4:16" id="iv-p2.4" parsed="|Eccl|4|16|0|0" osisRef="Bible:Eccl.4.16">Ecclesiast. 
4.16</scripRef>) Stultus (dice lo Spirito Santo) <i><span lang="LA" id="iv-p2.5">sicut luna mutatur, sapiens in sapientia 
manet sicut vult. . . </span></i>(<scripRef passage="Ecclesiasticus 27:12" id="iv-p2.6" parsed="|Sir|27|12|0|0" osisRef="Bible:Sir.27.12">Eccl. 27.12</scripRef>) Lo stolto, cioè il peccatore si muta come 
la luna, ch’oggi cresce domani manca: oggi lo vedrai ridere, domani piangere: oggi 
mansueto, domani stizzato, come una tigre; e perchè? perchè la sua contezza dipende 
dalle prosperità, o avversità, che incontra, e perciò si muta, come si mutano le 
cose che gli accadono. Ma il giusto è come il sole sempre uguale nella sua serenità, 
in qualsivoglia cosa, che succede; perchè il suo contento è nell’uniformarsi alla 
divina volontà, e perciò gode una pace imperturbabile. <i><span lang="LA" id="iv-p2.7">Et in terra pax hominibus 
bonae voluntatis</span></i> (<scripRef passage="Luke 2:14" id="iv-p2.8" parsed="|Luke|2|14|0|0" osisRef="Bible:Luke.2.14">Luc. 2.14</scripRef>), disse l’Angelo a’Pastori. E chi mai sono quest’uomini 
di buona volontà, se non coloro, che stan sempre uniti alla volontà di Dio, ch’è 
sommamente buona, e perfetta? <i><span lang="LA" id="iv-p2.9">Voluntas Dei bona, beneplacens, et perfecta. </span></i>
Sì, perchè Dio non vuole, che’l meglio, e’l più perfetto.</p>

<p class="normal" id="iv-p3">I Santi in questa terra nell’uniformarsi alla volontà divina han goduto un Paradiso 
anticipato. I Padri antichi, dice S. Doroteo, che così si conservavano in gran pace, 
con prendere ogni cosa dalle mani di Dio. S. Maria Madalena de’Pazzi in sentir solamente 
nominare <i>Volontà di Dio</i>, si sentiva consolare, che usciva fuor di se in astasi 
d’amore. Non mancheranno per altro le punture delle cose avverse a farsi sentire 
dal senso, ma tutto ciò non avverrà, che nella parte inferiore; ma nella superiore 
dello spirito regnerà la pace, e la tranquillità, stando la volontà unita a quella 
di Dio. <i>Gaudium vestrum</i> (disse il Redentore agli Apostoli) <i><span lang="LA" id="iv-p3.1">nemo tollet 
a vobis. Gaudium vestrum sit plenum. </span></i>(<scripRef passage="John 16:22,24" id="iv-p3.2" parsed="|John|16|22|0|0;|John|16|24|0|0" osisRef="Bible:John.16.22 Bible:John.16.24">Jo 16.22</scripRef>) Chi sta sempre uniformato alla 
divina volontà, ha un gaudio pieno, e perpetuo: pieno, perchè ha quanto vuole, come 
di sopra s’è detto: perpetuo, perchè un tal gaudio niuno ce lo può togliere, mentre 
niuno può impedire, che non avvenga quel, che Dio vuole.</p>

<p class="normal" id="iv-p4">Il P. Giovan Taulero (appresso il P. Sangiurè Erar. to 3, e’l P. Nieremb. Vita 
Div.) narra di se stesso, che avendo egli pregato per molti anni il Signore a mandargli 
chi gli insegnasse la vera vita spirituale, un giorno udì una voce, che gli disse: 
Va alla tal Chiesa, ed alla porta trova un misero mendico, scalzo, e tutto lacero; 
lo saluta: Buon giorno, amico. Il povero risponde: Signor maestro, io non mi ricordo 
giammai d’aver avuto un giorno cattivo. Il Padre replicò: Iddio vi dia una felice 
vita. Ripigliò quegli; Ma io non sono stato mai infelice. E poi soggiunse: Udite, 
Padre mio, non a caso io ho detto non aver avuto alcun giorno cattivo, perchè quando 
ho fame, io lodo Dio; quando fa neve, o pioggia io lo benedico: se alcuno mi disprezza, 
mi scaccia, se provo altra miseria, io sempre ne do gloria al mio Dio. Ho detto 
poi, che non sono stato mai infelice, e ciò anch’è vero, poich’io sono avvezzo a 
volere tutto ciò, che vuole Dio senza reserba; perciò tutto quel, che m’avviene 
o di dolce, o di amaro, io lo ricevo dalla sua mano con allegrezza, come il meglio 
per me, e questa è la mia felicità.E se mai, ripigliò il Taulero, Dio vi volesse 
dannato, voi che direste? Se Dio ciò volesse (rispose il mendico), io coll’umiltà, 
e coll’amore mi abbraccierei col mio Signore, e lo terrei sì forte, che se egli 
volesse precipitarmi all’Inferno, sarebbe necessitato a venir meco, e così poi mi 
sarebbe più dolce essere con lui nell’inferno, che posseder senza lui tutte le delizie 
del cielo. Dove avete trovato voi Dio, disse il Padre? E quegli: Io l’ho trovato, 
dove ho lasciate le creature. Voi chi siete? E’l povero: Io sono Re. E dove sta 
il vostro Regno? Sta nell’anima mia, dove io tengo tutto ordinato, le passioni ubbidiscono 
alla ragione, e la ragione a Dio. Finalmente il Taulero gli domandò, che cosa l’avea 
condotto a tanta perfezione? E’ stato (rispose) il silenzio, tacendo cogli uomini 
per parlare con Dio; e l’unione, che ho tenuta col mio Signore, in cui ho trovata, 
e trovo tutta la mia pace. Tale in somma fu questo povero per l’unione, ch’ebbe 
colla divina volontà; egli fu certamente nella sua povertà più ricco, che tutti 
i Monarchi della terra, e ne’suoi patimenti più felice che tutti i mondani colle 
loro delizie terrene.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 4." progress="38.29%" id="v" prev="iv" next="vi">

<p class="normal" id="v-p1">Oh la gran pazzia è quella di coloro, che ripugnano alla divina volontà; hanno 
già essi da soffrire i travagli, perchè niuno mai può impedire, che non si eseguiscano 
i divini decreti. <i><span lang="LA" id="v-p1.1">Voluntati ejus quis resistet? </span></i>(<scripRef passage="Romans 9:19" id="v-p1.2" parsed="|Rom|9|19|0|0" osisRef="Bible:Rom.9.19">Rom 9.19</scripRef>) Ed all’incontro 
l’han da soffrire senza frutto, anzi con tirarsi sopra maggiori castighi per l’altra 
vita, e maggior inquietudine in questa. <i><span lang="LA" id="v-p1.3">Quis restitit ei, et pacem habuit?</span></i> 
(<scripRef passage="Job 9:4" id="v-p1.4" parsed="|Job|9|4|0|0" osisRef="Bible:Job.9.4">Job 9.4</scripRef>) Gridi quanto vuole quell’infermo ne’suoi dolori, quel povero nelle sue 
miserie si lamenti di Dio, si arrabbi, bestemmi quanto gli piace, che ne caverà, 
se non far doppio il suo male? <i><span lang="LA" id="v-p1.5">Quid quaeris homuncio quaerendo bona? </span></i>(dice 
S. Agostino) <i><span lang="LA" id="v-p1.6">quare unum bonum, in quo sunt omnia bona. </span></i>Che vai cercando, 
omicciuolo, fuori del tuo Dio? trova Dio, unisciti, stringiti colla sua volontà, 
e viverai sempre felice in questa, e nell’altra vita.</p>

<p class="normal" id="v-p2">E che altro in somma vuole il nostro Dio, se non il nostro bene? Chi mai possiamo 
trovare, che ci ami più di Dio? Altra non è la sua volontà, non solo che niuno si 
perda, ma che tutti si salvino, e si facciano santi. <i><span lang="LA" id="v-p2.1">Nolens aliquos perire, sed 
omnes ad poenitentiam reverti. </span></i>(<scripRef passage="2Peter 3:9" id="v-p2.2" parsed="|2Pet|3|9|0|0" osisRef="Bible:2Pet.3.9">2 Petr. 3.9</scripRef>) <i><span lang="LA" id="v-p2.3">Voluntas Dei sanctificatio vestra. </span></i>
(<scripRef passage="1Thessalonians 4:3" id="v-p2.4" parsed="|1Thess|4|3|0|0" osisRef="Bible:1Thess.4.3">1 Thess. 4.3</scripRef>) Iddio nel nostro bene ha collocata la sua gloria, poichè essendo 
egli per sua natura bontà infinita, come dice S. Leone, <i>Deus cujus natura bonitas</i>; 
e la bontà desiderando per sua natura di diffondersi, Iddio ha un sommo desiderio 
di far participi l’anime de’suoi beni, e della sua felicità. E se ci manda tribulazioni 
in questa vita, tutte sono per nostro bene. <i><span lang="LA" id="v-p2.5">Omnia cooperantur in bonum. </span></i>(ad 
<scripRef passage="Romans 8:28" id="v-p2.6" parsed="|Rom|8|28|0|0" osisRef="Bible:Rom.8.28">Rom. 8.28</scripRef>) Ancora i castighi, come disse la santa Giuditta, non ci vengono da Dio 
per la nostra rovina, ma affinchè ci emendiamo, e salviamo: <i><span lang="LA" id="v-p2.7">Ad emendationem, 
non ad perditionem nostram evenisse credamus. </span></i>(<scripRef passage="Judith 8:27" version="VUL" id="v-p2.8" parsed="vul|Jdt|8|27|0|0" osisRef="Bible.vul:Jdt.8.27">Jud. 8.17</scripRef>) Il Signore affin di 
salvarci da’mali eterni, ne circonda colla sua buona volontà. <i><span lang="LA" id="v-p2.9">Domine ut scuto 
bonae voluntatis tuae coronasti nos. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 5:13" id="v-p2.10" parsed="|Ps|5|13|0|0" osisRef="Bible:Ps.5.13">Ps 5.13</scripRef>) Egli non solamente desidera, ma 
è sollecito della nostra salute. <i><span lang="LA" id="v-p2.11">Deus solicitus est mei. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 39:18" version="VUL" id="v-p2.12" parsed="vul|Ps|39|18|0|0" osisRef="Bible.vul:Ps.39.18">Ps 39.18</scripRef>) E qual 
cosa ha donato il suo medesimo Figlio? <i><span lang="LA" id="v-p2.13">Qui proprio Filio suo non pepercit, sed 
pro nobis omnibus tradidit illum; quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? </span></i>(<scripRef passage="Romans 8:32" id="v-p2.14" parsed="|Rom|8|32|0|0" osisRef="Bible:Rom.8.32">Rom 8.32</scripRef>) Con questa confidenza dunque dobbiamo abbandonarci nelle divine disposizioni, 
che tutte sono per nostro bene. Diciamo sempre in ogni cosa, che ci avviene: <i><span lang="LA" id="v-p2.15">In 
pace in idipsum dormiam, et requiescam, quoniam tu, Domine, singulariter in spe 
constituisti me. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 4:9" id="v-p2.16" parsed="|Ps|4|9|0|0" osisRef="Bible:Ps.4.9">Ps 4</scripRef>) Mettiamci pure tutti in mano sua, perch’egli certamente 
avrà cura di noi: <i><span lang="LA" id="v-p2.17">Omnem sollicitudinem vestram projicientes in eum, quoniam ipsi 
cura est de vobis. </span></i>(<scripRef passage="1Peter 5:7" id="v-p2.18" parsed="|1Pet|5|7|0|0" osisRef="Bible:1Pet.5.7">1 Petr. 5.7</scripRef>) Pensiamo poi a Dio, ad adempire la sua volontà, 
ch’egli penserà a noi, ed al nostro bene. Figlia (disse il Signore a S. Caterina 
di Siena) pensa tu a me, ed io penserò sempre a te. Diciamo sovente colla sacra 
Sposa: <i><span lang="LA" id="v-p2.19">Dilectus meus mihi, et ego illi. </span></i>(<scripRef passage="Canticles 2:16" id="v-p2.20" parsed="|Song|2|16|0|0" osisRef="Bible:Song.2.16">Cant. 2.16</scripRef>) l’amato mio pensa al 
mio bene, io non voglio pensare ad altro, che a dargli gusto, e ad uniformarmi in 
tutto a’suoi santi voleri. Dicea il santo Abbate Nilo, che non dobbiamo già noi 
pregare il Signore, che faccia succedere quello, che noi vogliamo, ma che si adempisca 
in noi la sua volontà. E quando poi ci accadono le cose avverse, accettiamole tutte 
dalle divine mani, non solo con pazienzia, ma con allegrezza, ad esempio degli Apostoli,
che <i><span lang="LA" id="v-p2.21">ibant gaudentes a conspectu concilii, quoniam digni habiti sunt pro nomine 
Jesu contumeliam pati. </span></i>(<scripRef passage="Acts 5:41" id="v-p2.22" parsed="|Acts|5|41|0|0" osisRef="Bible:Acts.5.41">Act 5.41</scripRef>) E qual maggior contento d’un’anima, che soffrendo 
qualche travaglio, sa, che col soffrirlo di buona voglia, dà il maggior gusto a 
Dio, che possa dargli! Dicono i Maestri di spirito, che sebbene gradisce Iddio il 
desiderio, che hanno alcune anime di patire per dargli gusto, più nondimeno gli 
piace l’uniformità di quelle, che non vogliono nè godere, nè patire; ma tutte rassegnate 
nel suo santo volere altro non desiderano, che di adempiere quel ch’egli vuole.</p>

<p class="normal" id="v-p3">Se vuoi dunque, anima divota, piacere a Dio, e vivere in questa terra una vita 
contenta, unisciti sempre, ed in tutto alla divina volontà. Pensa, che tutti i peccati 
della tua vita sconcertata, ed amara ch’hai fatta, son succeduti, perchè ti sei 
scostata dalla volontà di Dio. Abbracciati da oggi avanti col divino beneplacito; 
e di sempre in tutto ciò, che ti accade: <i><span lang="LA" id="v-p3.1">Ita Pater, quoniam sic fuit placitum 
ante te. </span></i>(<scripRef passage="Matthew 11:16" id="v-p3.2" parsed="|Matt|11|16|0|0" osisRef="Bible:Matt.11.16">Matt. 11.16</scripRef>) Così, Signore, sia fatto, perchè così è piaciuto a voi. 
Quando ti senti turbata da qualche avvienimento avverso, pensa che quello è venuto 
da Dio; onde subito dì, <i>Così vuole Dio</i>, e mettiti in pace. <i><span lang="LA" id="v-p3.3">Obmutui, et 
non aperui os meum, quoniam tu fecisti. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 38:10" version="VUL" id="v-p3.4" parsed="vul|Ps|38|10|0|0" osisRef="Bible.vul:Ps.38.10">Ps 38</scripRef>) Signore, giacchè voi l’avete 
fatto io non parlo, e l’accetto. A questo intento bisogna, che indrizzi tutti i 
tuoi pensieri, e le tue orazioni, cioè a procurare, e pregare sempre Dio, nella 
meditazione, nella Comunione, nella visita al Ss. Sacramento, che ti faccia adempire 
la sua volontà. E tu offerisciti sempre, dicendo: Mio Dio, eccomi, fanne di me, 
e di tuute le cose mie quel che vuoi. Questo era l’esercizio continuo di S. Teresa; 
almeno cinquanta volte il giorno la Santa si offeriva al Signore, acciocchè acesse 
di lei disposto, come gli fosse piaciuto.</p>

<p class="normal" id="v-p4">Oh beato te, mio lettore, se farai sempre così! ti farai certamento santo; e 
farai una vita contenta, ed una morte più felice. Quando alcuno passa all’altra 
vita, tutta la speranza, che si concepisce della sua salvazione, si scorge dall’intendere, 
se quegli è morto rassegnato, o no. Se tu. come avrai abbracciato in vita tutte 
le cose venute da Dio, così anche abbraccierai la morte per adempire la sua divina 
volontà, certamente ti salverai, e morirai da santo. Abbandoniamoci dunque in tutto 
al beneplacito di quel Signore, ch’essendo sapientissimo, poichè ha data la vita 
per nostro amore, vuol anche il meglio per noi. Siam pur sicuri, e persuasi, dice 
S. Basilio, che senza comparazione meglio procura Dio il nostro bene, di ciò, che 
noi possiamo mai fare, e desiderare.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 5." progress="49.77%" id="vi" prev="v" next="vii">

<p class="normal" id="vi-p1">Ma veniamo a vedere intorno alla pratica in quali cose abbiamo da uniformarci 
alla volontà di Dio. Per 1. dobbiamo uniformarci nelle cose naturali, che avvengono 
fuor di noi, come quando fa gran caldo, gran freddo, pioggia, carestia, pestilenza, 
e simili. Guardiamci di dire: Che caldo insopportabile! che freddo orribile! che 
disgrazia! che mala forte! che tempo infelice! od altri termini, che dimostrino 
ripugnanza alla volontà di Dio. Noi dobbiamo volere ogni cosa, com’ella è, perchè 
Dio è quegli, che dispone tutto. S. Francesco Borgia, andando una notte ad una casa 
della Compagnia, mentre fioccava, bussò più volte, ma perchè i Padri dormivano, 
non gli fu aperto. Fatto giorno, molto si rammaricarono quelli d’averlo fatto aspettare 
così allo scoperto; ma il Santo disse di aver ricevuta in quel tempo una gran consolazione, 
in pensare, che Dio era quegli, che gli gittava addosso quei fiocchi di neve.</p>

<p class="normal" id="vi-p2">Per 2. dobbiamo uniformarci elle cose, che avvengono dentro di noi, come nel 
patir fame, sete, povertà, desolazioni, disonori. In tutto dobbiamo dir sempre: 
Signore fate e disfate voi, io son contento: voglio solo quel, che volete voi. E 
così anche dice il P. Rodriguez, che dobbiamo rispondere per quali finti casi, che 
il demonio ci mette alle volte in mente, affin di farci cadere in qualche cattivo 
consenso, o almeno per inquietarci. Se il tale ti dicesse la tal parola, se ti facesse 
la tale azione, che diresti? che faresti? Rispondiamo sempre: <i>Direi, e farei 
quel che vuole Dio. </i>E così ci libereremo da ogni difetto, e molestia.</p>

<p class="normal" id="vi-p3">Per 3. Se abbiamo qualche difetto naturale, d’anima o di corpo, mala memoria, 
ingegno tardo, poca abilità, membro storpio, salute debole, non ce ne lamentiamo. 
Che merito avevamo noi, e qual obbligo avea Dio di darci una mente più sublime, 
un corpo meglio fatto? non poteva egli crearci brutti? non lasciarci nel nostro 
niente? Chi mai riceve qualche dono, e va cercando patti? Ringraziamolo dunque di 
ciò, che per sua mera bontà ci ha donato, e contentiamoci del come ci ha fatti. 
Chi sa, se avendo noi maggior talento, sanità più forte, viso più grazioso, ci avevamo 
a perdere? A quanti il lor talento, e scienza è stata occasione di perdersi coll’invanirsene, 
e dispregiare gli altri; nel quale pericolo sono più facilmente coloro, che avanzano 
gli altri nelle scienze, e ne’talenti? A quanti altri la bellezza, o la fortezza 
del corpo, è stata occasione di precipitare in mille scelleraggini? Ed all’incontro 
quanti altri per esser poveri, o infermi, o deformi di fattezze, si son fatti santi, 
e salvati? che se fossero stati ricchi, sani, o belli d’aspetto, si sarebbon dannati. 
E così contentiamoci di quel, che Dio ci ha dato. <i><span lang="LA" id="vi-p3.1">Porro unum est necessarium </span></i>
(<scripRef passage="Luke 10:42" id="vi-p3.2" parsed="|Luke|10|42|0|0" osisRef="Bible:Luke.10.42">Luc 10.42</scripRef>) Non è necessaria la bellezza, non la sanità, non l’ingegno acuto; solo 
il salvarci è necessario.</p>

<p class="normal" id="vi-p4">Per 4. bisogna, che specialmente stiamo rassegnati nelle infermità corporali, 
e bisogna, che l’abbracciamo volentieri, ed in quel modo, e per quel tempo, che 
vuole Dio. Dobbiamo sibbene adoperarvi i rimedi ordinari, perchè così vuole ancora 
il Signore, ma se quelli non giovano, uniamoci colla volontà di Dio, che ci gioverà 
molto più della sanità. Signore, diciamo allora, io non voglio guarire, nè stare 
infermo, voglio solo quel che volete voi. Certamente è maggior virtù nelle malattie 
il non lamentarsi de’dolori; ma allorchè questi fortemente ci affliggono, non è 
difetto il palesarli agli amici, ed anche il pregare il Signore, che ce ne liberi. 
Intendo ne’dolori grandi, poichè all’incontro molto difettano in ciò alcuni altri, 
che ad ogni semplice dolore, o fastidio vorrebbero, che tutto il mondo venisse a 
compatirli, ed a pianger loro d’intorno. Del resto anche Gesù Cristo, vedendosi 
vicino alla sua amarissima passione, palesò la sua pena a’discepoli: <i><span lang="LA" id="vi-p4.1">Tristis 
est anima mea usque ad mortem. </span></i>(<scripRef passage="Matthew 26:38" id="vi-p4.2" parsed="|Matt|26|38|0|0" osisRef="Bible:Matt.26.38">Mat. 26.38</scripRef>) e pregò l’eterno suo Padre a liberarnelo;<i>  
<span lang="LA" id="vi-p4.3">Pater mi, si possibilie est, transeat a me calix iste. </span></i>(<scripRef passage="Matthew 26:39" id="vi-p4.4" parsed="|Matt|26|39|0|0" osisRef="Bible:Matt.26.39">ibid 39</scripRef>) Ma Gesù stesso 
c’insegnò quel che dobbiamo fare dopo simili preghiere, cioè rassegnarci subito 
nella divina volontà, col soggiungere: <i><span lang="LA" id="vi-p4.5">Verumtamen, non sicut ego volo, sed sicut 
tu</span></i>.</p>

<p class="normal" id="vi-p5">Quale sciocchezza è poi quella coloro, che dicono desiderar la salute, non bià 
per patire, ma per maggiormente servire il Signore, in osservar le regole, servir 
la comunità, andar alla Chiesa, far la Comunione, far penitenza, studiare, impiegarsi 
nella salute dell’anime confessando, predicando? Ma io dimando, divoto mio, dimmi, 
perchè tu desideri di far queste cose? per dar gusto a Dio? E che vai cercando, 
quando sei certo, che il gusto di Dio non è, che facci orazione, Comunioni, penitenze, 
studi, o prediche, ma che soffri con pazienza, quell’infermità, e quei dolori, che 
ti manda? Unisci allora i tuoi dolori con quelli di Gesù Cristo. Ma mi dispiace, 
che stando così infermo sono inutile, e di pese alla comunità, alla casa. Ma conforme 
voi vi rassegnate alla volontà di Dio, così dovete credere, che i vostri Superiori 
anch’essi si rassegnino, vedendo che voi non per vostra pigrizia, ma per voler di 
Dio apportiate questo peso alla casa. Eh che questi desideri, e lamenti, non nascono 
dall’amore di Dio, ma dall’amor proprio che va cercando pretesti per allontanarti 
dalla volontà di Dio. Vogliamo dar gusto a Dio? Diciamo allora, che ci vediamo confinati 
in un letto, diciamo al Signore questa sola parola, fiat voluntas tua; e questa 
replichiamo sempre cento, e mille volte, che con questa sola daremmo più gusto a 
Dio, che non gli daressimo con tutte le mortificazioni, e divozioni, che possiamo 
fare. Non ci è meglior modo di servire a Dio, che abbracciando allegramente la sua 
volontà. Il V. P. M. Avila (Epist.2) scrisse ad un Sacerdote infermo: <i>Amico non 
stare a fare il conto di quel, che faresti essendo sano, ma contentati di stare 
infermo per quanto a Dio piacerà. Se tu cerchi la volontà di Dio, che cosa più t’importa 
lo istar sano, che infermo?</i> E certamente ben disse ciò, perchè Dio non viene 
già glorificato dalle opere nostre, ma dalla nostra rassegnazione, e conformità 
al suo Santo volere. Perciò diceva ancora S. Francesco di Sales, che si serve più 
Dio col patire, che coll’operare.</p>

<p class="normal" id="vi-p6">Molte volte ci mancheranno i medici, le medicine, o pure il medico non giungerà 
a conoscere la nostra infermità, ed in ciò anche bisogna, che ci uniformiamo alla 
divina volontà, la quale ciò dispone per nostro bene. Si arra d’un uomo divoto di 
S. Tommaso Cantuariense (l. 5, c. 1) ch’essendo infermo andò al sepolcro del Santo 
per ottenere la sanità. Ritornò sano alla Patria, ma poi disse fra se: mae l’infermità 
più mi giovasse a salvarmi, questa sanità che mi serve? Con questo pensiero ritornò 
al sepolcro, e pregò il Santo, che chiedesse a Dio quello, che gli era più espediente 
per la salute eterna, e fatto ciò ricadde nell’infermità, ed egli se ne stette tutto 
ciò contento, tenendo per fermo, che Dio così disponeva per suo bene. Narra il Surio 
similmente, che un cieco ricevè la vista per intercessione di S. Bedasto Vescovo; 
ma dopo fece orazione, che se quella vista non era espediente per l’anima sua, tornasse 
ad esser cieco, ed avendo orato, rimase cieco, come prima. Allorchè dunque stiamo 
infermi, il meglio è che non cerchiamo nè l’infermità, nè la sanità, ma ci abbandoniamo 
nella volontà di Dio, acciò disponga di noi come li piace. Ma se vogliamo cercar 
la sanità, domandiamola almeno sempre con rassegnazione, e con condizione, se la 
sanità del corpo è conveniente alla salute dell’anima: altrimenti una tal preghiera 
sarà difettosa, nè sarà esaudita, poichè il Signore non esaudisce tali sorte di 
preghiere non rassegnate.</p>

<p class="normal" id="vi-p7">Il tempo dell’infermità io lo chiamo pietra di paragone degli spiriti, perchè 
in quello si scopre di qual carato è la virtù, che possiede un’anima. Se quella 
non s’inquieta, non si lamenta, non cerca, ma ubbidisce a’medici, a’Superiori, e 
se ne sta tranquilla, tutta rassegnata nella divina volontà, è segno, che in lei 
vi è fondo di virtù. Ma che dee dirsi poi d’un infermo, che si lamenta, e dice ch’è 
poco assistito dagli altri? che le sue pene sono insopportabili? che non trova rimedio, 
che gli giovi? che il medico è ignorante; e talvolta si lagna ancora con Dio, che 
troppo calchi la mano? Racconta S. Bonaventura nella vita di S. Francesco (cap. 
14) che stando il Santo travagliato straordinariamente da dolori, uno de’suoi Religiosi 
troppo semplice gli disse: Padre, pregate Dio, che vi tratti un poco più dolce, 
perchè pare, che calchi troppo la mano. Ciò udendo S. Francesco, diede un grido, 
e gli rispose: Sentite: s’io non sapesse, che ciò, che dite, nasce da semplicità, 
non vorrei più vedervi, avendo voi ardito di riprendere i giudizi di Dio. E ciò 
detto, benchè molto debole, ed estenuato dal male, si buttò dal letto in terra, 
e baciandola, disse: Signore, io vi ringrazio di tutti i dolori, che mi mandate. 
Vi supplico a mandarmene più, e così vi piace. Il mio gusto è, che voi mi affliggiate, 
nè mi risparmiate punto, perchè l’adempimento della vostra volontà è la maggior 
consolazione, che posso ricevere in questa vita.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 6." progress="67.15%" id="vii" prev="vi" next="viii">

<p class="normal" id="vii-p1">A ciò bisogna anche ridurre la perdita, che tal volta noi soffriamo delle persone 
utili al nostro profitto, o temporale, o spirituale. l’anime divote spesso fanno 
gran difetti circa questo punto, non rassegnandosi alle divine disposizioni. La 
nostra santificazione non ci ha da venire da’Padri spirituali, ma da Dio. Vuol’egli 
già, che noi ci vagliamo de’Direttori per la guida dello spirito, quando ce li dà; 
ma quando ce li toglie, vuole che ce ne contentiamo, ed accresciamo la confidenza 
nella sua bontà, dicendo allora: Signore, voi me l’avete dato questo ajuto, ora 
me l’avete tolto, sia sempre fatta la vostra volontà; ma ora supplite voi, ed insegnatemi 
quel, che debbo fare per servirvi. E così similmente dobbiamo accettare dalle mani 
di Dio tutte l’altre croci, che ci manda. Ma tanti travagli, dite voi, sono castighi. 
Ma rispondo io, i castighi, che Dio manda in questa vita, non sono grazie e benefici? 
Se l’abbiamo offeso, dobbiamo soddisfare la divina giustizia in qualche modo, o 
in questa, o nell’altra vita. Perciò dobbiamo dir tutti con S. Agostino: <i><span lang="LA" id="vii-p1.1">Hic 
ure, hic seca, hic non parcas, ut in aeternum parcas</span></i>: e col S. Giobbe; <i><span lang="LA" id="vii-p1.2">Haec 
sit mihi consolatio, ut affligens me dolore non parcas. </span></i>(<scripRef passage="Job 6:10" id="vii-p1.3" parsed="|Job|6|10|0|0" osisRef="Bible:Job.6.10">6.10</scripRef>) Dee pur consolarsi, 
chi s’ha meritato l’Inferno, in vedere, che Dio qui lo castiga, poichè ciò dee molto 
animarlo a sperare, che Dio voglia liberarlo dal castigo eterno. Diciamo dunque 
ne’castighi di Dio ciò, che diceva il Sacerdote Eli: <i><span lang="LA" id="vii-p1.4">Dominus est, quod bonum 
est in oculis suis, faciat. </span></i>(<scripRef passage="1Samuel 3:18" version="VUL" id="vii-p1.5" parsed="vul|1Sam|3|18|0|0" osisRef="Bible.vul:1Sam.3.18">Lib 2 Reg. 3.18</scripRef>)</p>

<p class="normal" id="vii-p2">Di più obbiamo star rassegnati nelle desolazioni di spirito. E’ solito il Signore, 
quando un’anima si dà alla vita spirituale, di abbondarla di consolatiozioni, affin 
di slattarla da’gusti del mondo; ma poi quando la vede più fermata nello spirito, 
ritira la sua mano, per provare il di lei amore, e vedere se lo serve, ed ama senza 
paga qui in terra di gusti sensibili. <i>Mentre si vive</i> (dicea S. S. Teresa),
<i>non consiste il gaudagno in procurare di godere più Dio, ma in fare la sua volontà. </i>
Ed in altro luogo: <i>Non consiste l’amore di Dio in tenerezze, ma in servire con 
fortezza, ed umiltà. </i>Ed altrove: <i>Con aridità, e tentazioni fa pruova il Signore 
de’suoi amanti. </i>Ringrazi dunque il Signore l’anima, quando si vede accarezzata 
con dolcezzo, ma non si deve affliggere con impazienze, quando si vede lasciata 
in desolazione. Bisogna molto avvertir questo punto, perchè alcune anime sciocche 
vedendosi aride, si pensano, che Dio l’abbia abbandonate, o pure, che non faccia 
per sees la vita spirituale; e così lasciano l’orazione, e perdono quanto han fatto. 
Non v’è più bel tempo di esercitare la nostra rassegnazione alla volontà di Dio, 
che il tempo dell’aridità. Io non dico, che voi non proviate pena in vedervi lasciata 
dalla presenza sensibile del vostro Dio; non più sensirsi una tal pena; nè può l’anima 
non lagnarsene, quando lo stesso nostro Redentore se ne lagnò sulla croce: <i><span lang="LA" id="vii-p2.1">Deus 
meus, ut quid dereliquisti me? </span></i>(<scripRef passage="Matthew 27:46" id="vii-p2.2" parsed="|Matt|27|46|0|0" osisRef="Bible:Matt.27.46">Matt. 27.46</scripRef>) Ma nella sua pena dee sempre tutta 
rassegnarsi nella volontà del suo Signore. Tutti i Santi hanno patite queste desolazioni, 
ed abbandoni di spirito. Che durezza di cuore (dicea S. Bernardo) è quella che provo; 
non gusto più della lezione, non mi piace più il meditare, non più l’orare! Per 
lo più i Santi sono stati in aridità, non già in consolazioni sensibili. Queste 
il Signore non le concede, se non di rado, ed agli spiriti forse più deboli, acciò 
non arrestino nel cammino spirituale, le delizie, che son di premio, ce le prepara 
in Paradiso. Questa terra è luogo di merito, ove si merita col patire, il cielo 
è luogo della mercede, e del godere. Perciò in questa terra, non il fervore sensibile 
col godere, ma il ervore dello spirito col patire è quello, che han desiderato, 
e cercato i Santi. Diceva il V. Giovanni Avila (Audi fil. c. 26): <i>Oh quanto è 
meglio stare in aridità, e tentazioni colla volontà di Dio, che in contemplazione 
senza di quella!</i></p>

<p class="normal" id="vii-p3">Ma dirai: S’io sapessi, che questa desolazione viene da Dio, mi starei contento; 
ma quel che mi affligge, e m’inquieta, è il timore, che venga per colpa mia, e per 
castigo della mia tepidezza. Bene; togli dunque la tepidezza, ed usa più diligenza. 
Ma forse perchè stai in oscurità, vuoi perciò inquietarti, perciò lasciare l’orazione, 
e così far doppio il tuo male? Venga l’aridità per tuo castigo, come dici. Ma questo 
castigo, non te lo manda Dio? Accettalo dunque in castigo, a te ben degno, e stringiti 
colla divina volontà. Non dici tu, che ti meriti l’Inferno? ed ora perchè ti lamenti? 
forse tu meriti, che Dio ti consoli? Eh via contentati del come Dio ti tratta; prosiegui 
l’orazione, e’l cammino intrapreso, e terni da oggi avanti, che i tuoi lamenti vengano 
da poca umiltà, e da poca rassegnazione alla volontà di Dio. Quando un’anima va 
all’orazione, non può cavarne maggior profitto, che unirsi alla volontà divina; 
onde rassegnati, e dì: Signore, io accetto questa pena dalle vostre mani, e l’accetto 
per quanto a voi piace; se volete ch’io stia così afflitto per tutta l’eternità 
io son contento. E così quell’orazione benchè penosa to gioverà più d’ogni più dolce 
consolazione.</p>

<p class="normal" id="vii-p4">Ma bisogna pensare, che non sempre l’aridità è castigo, ma alle volte disposizione 
di Dio per nostro maggior profitto, e per conservarci in umiltà. Acciocchè S. Paolo 
non s’invanisse de’doni ricevuti, il Signore permettea, che fosse tormentato da 
tentazioni impure. <i><span lang="LA" id="vii-p4.1">Ne magnitudo revelationum extollat me, datus est mihi stimulus 
carnis meae, Angelus Satanae, qui me colaphizet. </span></i>(<scripRef passage="2Corinthians 12:7" id="vii-p4.2" parsed="|2Cor|12|7|0|0" osisRef="Bible:2Cor.12.7">2 Cor. 12.7</scripRef>) Chi fa orazione 
con dolcezze, non fa gran cosa. <i><span lang="LA" id="vii-p4.3">Est amicus socius mensae, et non permanebit in 
die necessitatis. </span></i>(<scripRef passage="Ecclesiasticus 6:10" id="vii-p4.4" parsed="|Sir|6|10|0|0" osisRef="Bible:Sir.6.10">Eccl. 6.10</scripRef>) Voi non terrete per vero amico, chi solo vi accompagna 
nella vostra mensa, ma chi vi assiste ne’travagli, e senza suo utile. Quando Dio 
manda oscurità, e desolazione, allora prova i veri suoi amici. Palladio pativa gran 
tedio nell’orazione, andò a trovare S. Macario, e quegli gli disse: <i>Quando il 
pensiero ti dice, che lasci l’orazione, rispondigli: Io per amor di Gesù Cristo 
mi contento di star qui a custodire le mura di questa cella. </i>Questa dunque è 
la risposta, quando ti senti tentato a lasciar l’orazione; perchè ti pare di perdervi 
il tempo, dì allora: Io sto qui per dar gusto a Dio. Dicea S. Francesco di Sales, 
che se nell’orazione altro non facessimo, che discacciare distrazioni, e tentazioni, 
pure l’orazione è ben fatta. Anzi dice il Taulero, che a chi persevera nell’orazione 
coll’aridità, Dio farà una grazia maggiore, che se avesse orato molto con molta 
divizione sensibile. Narra il P. Rodriguez d’un certo, il quale dicea, che in quaranta 
anni d’orazione non avea mai provata alcuna consolazione, ma che ne’giorni che la 
facea, si sentiva forte nelle virtù; quando all’incontro la lasciava, in quel giorno 
provava una tal debolezza, che lo faceva inetto ad ogni cosa di buona. Dicono S. 
Bonaventura e’l Gersone, che molti servono più Dio col non avere il raccoglimento 
desiderato, che se l’avessero, perchè così vivono più diligenti, e più umiliati; 
altrimenti forse s’invanirebbero, e sarebbero più tepidi, pensando d’aver già trovato 
ciò, che cercavano. E quel, che dicesi dell’aridità, dicesi ancora delle tentazioni. 
Dobbiamo noi procurare di schivar le tentazioni; ma se vuole Dio, o permette, che 
noi siamo tentati contro la fede, contro la purità, o contro altra virtù, non dobbiamo 
lamentarci, ma anche in ciò rassegnarci al divino volere. A S. Paolo che pregava 
d’esser liberato dalla tentazione d’impurità, rispose il Signore: <i><span lang="LA" id="vii-p4.5">sufficit tibi 
gratia mea. </span></i>E così anche noi, se vediamo, che Dio non ci esaudisce in esimerci 
da qualche tentazione molesta, diciamo: Signore, fate voi, e permettete quel che 
vi piace, mi basta la vostra grazia; ma assistetemi, acciò non la perda mai. Non 
le tentazioni, ma il consenso alla tentazione, ci fa perdere la divina grazia. Le 
tentazioni quando le discacciamo, ci mantengono più umili, ci acquistano più meriti, 
ci fan ricorrere più spesso a Dio, e così ci conservano più lontani dall’offenderlo, 
e più ci uniscono al suo santo amore.</p>

<p class="normal" id="vii-p5">Finalmente bisogna, che ci uniamo colla volontà di Dio circa il punto della nostra 
morte, e per quel tempo, ed in quel modo, che Dio la manderà. S. Geltrude (l. 1. 
Vita c. 11) salendo un giorno una collina, sdrucciolò, e cadde in una valle. Le 
dimandarono poi le compagne, se avesse avuto paura di morire senza Sagramenti? Rispose 
la Santa: Io desidero molto di morire coi Sagramenti, ma fo più conto della volontà 
di Dio, perchè tengo la miglior disposizione, che possa aversi a ben morire, sia 
di sottoporsi a ciò, che Dio vorrà; perciò io desidero qualunque morte, che piacerà 
di darmi al mio Signore. Narra S. Gregorio ne’suoi Dialoghi (l. 3. c.37), che i 
Vandali avendo condannato a morire un certo Sacerdote chiamato Santolo, gli diedero 
poi facoltà di scegliersi qual sorta di morte volesse; il santo uomo ricusò di eleggere, 
ma disse: Io sono nelle mani di Dio, e riceverò la morte, ch’egli permetterà, che 
voi mi facciate soffrire, nè io voglio altra, che quella. Quest’atto piacque tanto 
al Signore, che avendo quei barbari determinato di farli tagliar la testa, fè arrestare 
il braccio del carnefice, e con tal miracolo quelli si piegarono a concedergli la 
vita. Circa dunque il modo, quella per noi dobbiamo stimate la miglior morte, che 
Dio ci avrà determinata. Savateci Signore (diciamo sempre, allorchè pensiamo alla 
nostra morte), e poi fateci morire, come a voi piace.</p>

<p class="normal" id="vii-p6">Così ancora dobbiamo uniformarci al quando del nostra morte. Cos’è questa terra, 
se non una carcere dove stiamo a patire, ed in pericolo di perdere Dio ogni momento? 
Questo facea gridare a Davide: <i><span lang="LA" id="vii-p6.1">Educ de custodia animam meam. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 141:8" version="VUL" id="vii-p6.2" parsed="vul|Ps|141|8|0|0" osisRef="Bible.vul:Ps.141.8">Ps. 141.8</scripRef>) 
Questo timore facea sospirare la morte a S. Teresa, la quale sonando l’orologio, 
tutta si consolava, pensanso, ch’era passata un’ora della sua vita, un’ora di pericolo 
di perdere Dio. Diceva il P. M. Avila, che ognuno il quale si trovasse con mediocre 
disposizione, dee desiderar la morte per ragion del pericolo, in che si vive di 
perder la divina grazia. Che cosa più cara, e più desiderabile, che con una morte 
assicurarci di non potere più perdere la grazia del nostro Dio? Ma io, tu dici, 
non ho fatto niente ancora, niente ho acquistato per l’anima. Ma se Dio vuole, che 
ora termini la vata, che faresti appresso, se viveresti contro la volontà di Dio? 
E chi sa se allora faresti quella morte, che ora puoi sperare di fare? Chi sa se 
mutando volontà, caderesti in altri peccati, e ti danneresti? E poi s’altro non 
fosse, vivendo non puoi vivere senza peccati, almeno leggieri. <i>Cur</i> (dunque 
asclamava S. Bernardo<i>) cur vitam desideramus, in qua quanto amplius vivimus, 
tanto plus peccamus? </i>(Med. c.8) Ed è certo, che più dispiace a Dio un solo peccato 
veniale, che non gli piacciono tutte le opere sante, che noi possiamo fare.</p>

<p class="normal" id="vii-p7">Dico di più, chi poco desidera il Paradiso, dà segno di poco amore a Dio. Chi 
ama, desidera la presenza dell’amato; ma noi non possiamo vedere Dio, se non lasciamo 
la terra; e perciò tutti i Santi han sospirata la morte, per andare a vedere il 
loro amato Signore. Così sospirava S. Agostino. <i>Eja moriar, ut te videam. </i>
Così S. Paolo: <i><span lang="LA" id="vii-p7.1">Desiderium habens dissolvi, et esse cum Cristo</span></i> (<scripRef passage="Philippians 1:23" id="vii-p7.2" parsed="|Phil|1|23|0|0" osisRef="Bible:Phil.1.23">ad Philip. 
1.23</scripRef>) Così Davide: <i><span lang="LA" id="vii-p7.3">Quando veniam et apparebo ante faciem Dei? </span></i>(<scripRef passage="Psalm 41:3" version="VUL" id="vii-p7.4" parsed="vul|Ps|41|3|0|0" osisRef="Bible.vul:Ps.41.3">Psal. 41.3</scripRef>) 
E così tutte l’anime innamorate di Dio. Narra un Autore (Flores Enrel. Graul. 4. 
c. 68) che andando un giorno un Cavaliere a caccia in una selva, udì un uomo, che 
dolcemente cantava; s’inoltra, e trova un povero lebbroso mezzo fracido; gli dimanda 
s’egli era, che cantava? Sì (rispose quegli), io sono, signore, quello, che cantava. 
E come mai puoi cantare, e star contento con tanti dolori, che ti van togliendo 
la vita? Rispose il lebbroso: Fra Dio, Signor mio, e me non v’è altra cosa di mezzo, 
che questo muro di fango, che è questo mio corpo; tolto via questo impedimento, 
anderò a godere il mio Dio. E vedendo io, che ogni giorno mi si va disfacendo a 
pezzi, mi rallegro, e canto.</p>

<p class="normal" id="vii-p8">Per ultimo anche ne’ gradi di grazia, e di gloria bisogna, che noi ci uniformiamo 
al divino volere: dobbiamo sibbene stimare le cose di gloria di Dio, ma più la sua 
volontà: dobbiamo desiderare d’amarlo più de’Serafini, ma non dobbiamo poi volere 
altro grado d’amore, se non quello, che il Signore ha daterminato di donarci. Dice 
il P. M. Avila (Audi filia c.12): <i>Io non credo, che vi sia stato Santo, che non 
abbia desiderato d’esser migliore di quello, ch’era; ma ciò non togliea loro la 
pace, perchè non lo desideravano per propria cupidità, ma per Dio, della cui distribuzione 
si tenevano contenti, benchè avesse dato loro meno: stimando per vero amore più 
il contentarsi di quel che Dio dava loro, che’l desiderare di aver molto. </i>Il 
che viene a dire, come spiega il P. Rodriguez (trat. 8. c. 30), che sebbene dobbiamo 
noi esser diligenti nel procurar la perfezione per quanto possiamo, affinchè non 
ci serva di scusa la propria tepidezza, e pigrizia, come fanno alcuni con dire: 
Dio me l’a da dare: io non posso più, che tanto; nondimeno quando poi manchiamo, 
non dobbiamo perder la pace, e la conformità alla volontà di Dio in aver permesso 
il nostro difetto, nè perderci d’animo; alziamoci subito allora da quello: umiliandoci 
col pentimento, e cercando maggior ajuto dal Signore, proseguiamo il cammino. Così 
parimente, ancorchè ben possiamo desiderare di giunger in cielo al coro de’Serafini, 
più gloria a Dio, e per maggiormente amarlo; dobbiamo noi però rassegnarci al suo 
santo volere, contentandoci di quel grado, che si degnerà di darci per sua misericordia.</p>

<p class="normal" id="vii-p9">Sarebbe poi un difetto troppo notabile il desiderare di aver doni di orazione 
sovranaturale, e precisamente d’estasi, visioni, e rivelazioni; che anzi dicono 
i maestri di spirito, che quelle anime, le quali son favorite da Dio di simili grazie, 
debbono pregarlo a privarnele, acciocchè l’amino per via di pura fede, ch’è la via 
più sicura. Molti sono giunti alla perfezione senza queste grazie sovranaturali, 
le sole virtù son quelle che sollevano l’anime alla santità, e principalmente l’uniformità 
alla volontà di Dio. E se Dio non vuole innalzarci a grado sublime di perfezione, 
e di gloria, conformiamoci in tutto al suo santo volere, pregandolo che ci salvi 
almeno per la sua misericordia. E facendo così, non sarà poca la mercede, che per 
la sua bontà ci donera il nostro buon Signore, il quale ama sopra tutto le anime 
rassegnate.</p>



</div1>

    <div1 title="Section 7." progress="94.78%" id="viii" prev="vii" next="ix">

<p class="normal" id="viii-p1">In somma dobbiamo mirar tutte le cose, che ci accadono, e ci avranno da accadere, 
come procedenti dalle divine mani. E tutte le nostre azioni dobbiamo indrizzarle 
a questo solo fine, di far la volontà di Dio, e farle solo perchè Iddio le vuole. 
E per andare in ciò più sicuri, bisogna, che dipendiamo dalla guida de’ nostri Superiori 
in quanto all’esterno, e da’ Direttori in quanto all’ interno, per intender da essi 
ciò che vuole Dio da noi; avendo gran fede alle parole di Gesù Cristo, che ci ha 
detto, <i><span lang="LA" id="viii-p1.1">Qui vos audit, me audit. </span></i>(<scripRef passage="Luke 10:16" id="viii-p1.2" parsed="|Luke|10|16|0|0" osisRef="Bible:Luke.10.16">Luc. 10. 16</scripRef>) E sopra tutto attendiamo a 
servire Dio per quella via, per cui vuole Dio esser da noi servito. Dico ciò, affinchè 
evitiamo l’inganno di taluno, che perde il tempo a pascersi col dire: Se stassi 
in un deserto, s’entrassi in un Monastero, se andassi in altro luogo fuori di questa 
casa, lontano da questi parenti o compagni, mi farei santo, farei le tali penitenze, 
farei tanta orazione. Dice, farei, farei; ma frattanto, soffrendo di mala volgia 
quella croce, che Dio gli manda, in somma non camminando per quella via, che vuole 
Dio, non si fa santo, anzi va di male in peggio. Questi desideri alle volte son 
tentazioni del demonio, poichè non saranno secondo la volontà di Dio, onde bisogna 
discacciarli, ed animarci a servire il Signore per quella sola strada, che egli 
ci ha eletta. Facendo la sua volontà, certamente ci faremo santi in ogni stato dove 
il Signore ci pone. Vogliamo dunque sempre solo quel che vuole Dio, che facendo 
così, egli ci stringerà al suo cuore; ed a tal fine facciamoci familiari alcuni 
passi della Scritura, che c’invitano ad unirci sempre più colla divina volontà.
<i><span lang="LA" id="viii-p1.3">Domine, quid me vis facere?</span></i> Dio mio, ditemi, che volete da me, ch’io tutto 
tutto voglio farlo? <i><span lang="LA" id="viii-p1.4">Tuus sum ego, salvum me fac. </span></i>(<scripRef passage="Psalm 118:94" id="viii-p1.5" parsed="|Ps|118|94|0|0" osisRef="Bible:Ps.118.94">Ps. 18.94</scripRef>) Io non sono 
più mio; son vostro, o mio Signore, fatene di me quel che volete voi. Quando specialmente 
ci avviene qualche accersità più pesante, morte di parenti, perdita di bene, e simili:
<i><span lang="LA" id="viii-p1.6">Ita Pater</span></i> (diciamo sempre), <i><span lang="LA" id="viii-p1.7">ita Pater, quoniam sic fuit placitum ante 
te. </span></i>(<scripRef passage="Matthew 11:26" id="viii-p1.8" parsed="|Matt|11|26|0|0" osisRef="Bible:Matt.11.26">Matt. 11.26</scripRef>) Sì Dio mio, e Padre mio, così sia fatto, perchè così è piacuto 
a voi. Sopra tutto ci sia cara l’orazione insegnataci da Gesù Cristo: <i>Fiat voluntas 
tua sicut in caelo, et in terra. </i>Disse il Signore a S. Caterina da Genova, che 
sempre chè dicesse il <i><span lang="LA" id="viii-p1.9">Pater noster</span></i>, particolarmente sifermasse su queste 
parole, pregando, che la di lui santa volontà si adempisse in essa, colla stessa 
perfezione, con cui la fanno i Santi in cielo. Facciamo così ancora noi, e ci faremo 
certamento santi.</p>

<p class="normal" id="viii-p2">Sia sempre amata, e lodata la divina volontà, e la B. Vergine Maria immacolata.</p>



</div1>

    <!-- added reason="AutoIndexing" -->
    <div1 title="Indexes" id="ix" prev="viii" next="ix.i">
      <h1 id="ix-p0.1">Indexes</h1>

      <div2 title="Index of Scripture References" id="ix.i" prev="ix" next="ix.ii">
        <h2 id="ix.i-p0.1">Index of Scripture References</h2>
        <insertIndex type="scripRef" id="ix.i-p0.2" />

<!-- added reason="insertIndex" class="scripRef" -->
<!-- Start of automatically inserted scripRef index -->
<div class="Index">
<p class="bbook">1 Samuel</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=1Sam&amp;scrCh=3&amp;scrV=18#vii-p1.5">3:18</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=1Sam&amp;scrCh=15&amp;scrV=22#ii-p1.4">15:22</a>  
 </p>
<p class="bbook">2 Samuel</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=2Sam&amp;scrCh=12&amp;scrV=11#iii-p2.8">12:11</a>  
 </p>
<p class="bbook">Job</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Job&amp;scrCh=1&amp;scrV=21#iii-p3.2">1:21</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Job&amp;scrCh=1&amp;scrV=21#iii-p3.4">1:21</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Job&amp;scrCh=6&amp;scrV=10#vii-p1.3">6:10</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Job&amp;scrCh=9&amp;scrV=4#v-p1.4">9:4</a>  
 </p>
<p class="bbook">Psalms</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=4&amp;scrV=9#v-p2.16">4:9</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=5&amp;scrV=13#v-p2.10">5:13</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=37&amp;scrV=0#iii-p2.12">37</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=38&amp;scrV=10#v-p3.4">38:10</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=39&amp;scrV=18#v-p2.12">39:18</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=41&amp;scrV=3#vii-p7.4">41:3</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=56&amp;scrV=8#ii-p5.4">56:8</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=107&amp;scrV=1#ii-p5.5">107:1</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=118&amp;scrV=94#viii-p1.5">118:94</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=141&amp;scrV=8#vii-p6.2">141:8</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=142&amp;scrV=10#ii-p5.7">142:10</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Ps&amp;scrCh=148&amp;scrV=0#iii-p3.6">148</a>  
 </p>
<p class="bbook">Proverbs</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Prov&amp;scrCh=12&amp;scrV=21#iv-p1.4">12:21</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Prov&amp;scrCh=23&amp;scrV=26#ii-p5.13">23:26</a>  
 </p>
<p class="bbook">Ecclesiastes</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Eccl&amp;scrCh=4&amp;scrV=16#iv-p2.4">4:16</a>  
 </p>
<p class="bbook">Song of Solomon</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Song&amp;scrCh=2&amp;scrV=16#v-p2.20">2:16</a>  
 </p>
<p class="bbook">Isaiah</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Isa&amp;scrCh=10&amp;scrV=5#iii-p2.10">10:5</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Isa&amp;scrCh=45&amp;scrV=7#iii-p2.2">45:7</a>  
 </p>
<p class="bbook">Amos</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Amos&amp;scrCh=3&amp;scrV=6#iii-p2.4">3:6</a>  
 </p>
<p class="bbook">Matthew</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=6&amp;scrV=10#ii-p4.1">6:10</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=11&amp;scrV=16#v-p3.2">11:16</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=11&amp;scrV=26#viii-p1.8">11:26</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=12&amp;scrV=50#ii-p2.8">12:50</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=26&amp;scrV=38#vi-p4.2">26:38</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=26&amp;scrV=39#vi-p4.4">26:39</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Matt&amp;scrCh=27&amp;scrV=46#vii-p2.2">27:46</a>  
 </p>
<p class="bbook">Luke</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Luke&amp;scrCh=2&amp;scrV=14#iv-p2.8">2:14</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Luke&amp;scrCh=10&amp;scrV=16#viii-p1.2">10:16</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Luke&amp;scrCh=10&amp;scrV=42#vi-p3.2">10:42</a>  
 </p>
<p class="bbook">John</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=John&amp;scrCh=6&amp;scrV=38#ii-p2.4">6:38</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=John&amp;scrCh=14&amp;scrV=31#ii-p2.6">14:31</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=John&amp;scrCh=16&amp;scrV=22#iv-p3.2">16:22</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=John&amp;scrCh=16&amp;scrV=24#iv-p3.2">16:24</a>  
 </p>
<p class="bbook">Acts</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Acts&amp;scrCh=5&amp;scrV=41#v-p2.22">5:41</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Acts&amp;scrCh=9&amp;scrV=6#ii-p5.9">9:6</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Acts&amp;scrCh=9&amp;scrV=15#ii-p5.11">9:15</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Acts&amp;scrCh=13&amp;scrV=22#ii-p5.2">13:22</a>  
 </p>
<p class="bbook">Romans</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Rom&amp;scrCh=8&amp;scrV=28#iv-p1.2">8:28</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Rom&amp;scrCh=8&amp;scrV=28#v-p2.6">8:28</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Rom&amp;scrCh=8&amp;scrV=32#v-p2.14">8:32</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Rom&amp;scrCh=9&amp;scrV=19#v-p1.2">9:19</a>  
 </p>
<p class="bbook">2 Corinthians</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=2Cor&amp;scrCh=12&amp;scrV=7#vii-p4.2">12:7</a>  
 </p>
<p class="bbook">Philippians</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Phil&amp;scrCh=1&amp;scrV=23#vii-p7.2">1:23</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Phil&amp;scrCh=4&amp;scrV=7#iv-p2.2">4:7</a>  
 </p>
<p class="bbook">Colossians</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Col&amp;scrCh=3&amp;scrV=14#ii-p1.2">3:14</a>  
 </p>
<p class="bbook">1 Thessalonians</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=1Thess&amp;scrCh=4&amp;scrV=3#v-p2.4">4:3</a>  
 </p>
<p class="bbook">Hebrews</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Heb&amp;scrCh=10&amp;scrV=5#ii-p2.2">10:5</a>  
 </p>
<p class="bbook">1 Peter</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=1Pet&amp;scrCh=5&amp;scrV=7#v-p2.18">5:7</a>  
 </p>
<p class="bbook">2 Peter</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=2Pet&amp;scrCh=3&amp;scrV=9#v-p2.2">3:9</a>  
 </p>
<p class="bbook">Judith</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Jdt&amp;scrCh=8&amp;scrV=27#v-p2.8">8:27</a>  
 </p>
<p class="bbook">Sirach</p>
 <p class="bref">
 <a class="TOC" href="?scrBook=Sir&amp;scrCh=6&amp;scrV=10#vii-p4.4">6:10</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Sir&amp;scrCh=11&amp;scrV=14#iii-p2.6">11:14</a>  
 <a class="TOC" href="?scrBook=Sir&amp;scrCh=27&amp;scrV=12#iv-p2.6">27:12</a>  
 </p>
</div>
<!-- End of scripRef index -->
<!-- /added -->


      </div2>

      <div2 title="Latin Words and Phrases" id="ix.ii" prev="ix.i" next="toc">
        <h2 id="ix.ii-p0.1">Index of Latin Words and Phrases</h2>
        <insertIndex type="foreign" lang="LA" id="ix.ii-p0.2" />

<!-- added reason="insertIndex" class="foreign" -->
<!-- Start of automatically inserted foreign index -->
<div class="Index">
<ul class="Index1">
 <li>Ad emendationem, non ad perditionem nostram evenisse credamus. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.7">1</a></li>
 <li>Assur virga furoris mei . . . mandabo illi ut auferat spolia, et diripiat praedam. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.9">1</a></li>
 <li>Bona et mala, vita et mors a Deo sunt. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.5">1</a></li>
 <li>Calicem quem dedit mihi Pater, non vis ut bibam illum?: 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.13">1</a></li>
 <li>Charitas est vinculum perfectionis: 
  <a class="TOC" href="#ii-p1.1">1</a></li>
 <li>Descendi de caelo, non ut faciam voluntatem meam, sed voluntatem ejus qui misit me: 
  <a class="TOC" href="#ii-p2.3">1</a></li>
 <li>Desiderium habens dissolvi, et esse cum Cristo: 
  <a class="TOC" href="#vii-p7.1">1</a></li>
 <li>Deus meus, ut quid dereliquisti me? : 
  <a class="TOC" href="#vii-p2.1">1</a></li>
 <li>Deus solicitus est mei. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.11">1</a></li>
 <li>Dilectus meus mihi, et ego illi. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.19">1</a></li>
 <li>Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p1.1">1</a></li>
 <li>Doce me facere voluntatem tuam: 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.6">1</a></li>
 <li>Domine ut scuto bonae voluntatis tuae coronasti nos. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.9">1</a></li>
 <li>Domine, quid me vis facere?: 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.3">1</a></li>
 <li>Domine, quid me vis facere? : 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.8">1</a></li>
 <li>Dominus dedit, Dominus abstulit. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p3.1">1</a></li>
 <li>Dominus est, quod bonum est in oculis suis, faciat. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p1.4">1</a></li>
 <li>Ecce ego suscitabo super te malum de domo tua, et tollam uxores tuas in oculis tuis, et dabo proximo tuo. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.7">1</a></li>
 <li>Educ de custodia animam meam. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p6.1">1</a></li>
 <li>Ego Dominus formans lucem et tenebras, faciens pacem, et creans malum. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.1">1</a></li>
 <li>Est amicus socius mensae, et non permanebit in die necessitatis. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p4.3">1</a></li>
 <li>Et in terra pax hominibus bonae voluntatis: 
  <a class="TOC" href="#iv-p2.7">1</a></li>
 <li>Fili mi, praebe cor tuum mihi. : 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.12">1</a></li>
 <li>Haec sit mihi consolatio, ut affligens me dolore non parcas. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p1.2">1</a></li>
 <li>Hic ure, hic seca, hic non parcas, ut in aeternum parcas: 
  <a class="TOC" href="#vii-p1.1">1</a></li>
 <li>Hostiam et oblationem noluisti, corpus autem aptasti mihi; tunc dixi ecce venio, ut faciam, Deus, voluntatem tuam: 
  <a class="TOC" href="#ii-p2.1">1</a></li>
 <li>Humiles sunt, hoc volunt; paperes sunt, paupertate delectantur; itaque beati dicendi sunt. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p1.5">1</a></li>
 <li>Impietas eorum tamquam securis Dei facta est. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.11">1</a></li>
 <li>In pace in idipsum dormiam, et requiescam, quoniam tu, Domine, singulariter in spe constituisti me. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.15">1</a></li>
 <li>Inveni virum secundum cor meum, qui faciet omnes voluntates meas: 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.1">1</a></li>
 <li>Ita Pater: 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.6">1</a></li>
 <li>Ita Pater, quoniam sic fuit placitum ante te. : 
  <a class="TOC" href="#v-p3.1">1</a></li>
 <li>Ne magnitudo revelationum extollat me, datus est mihi stimulus carnis meae, Angelus Satanae, qui me colaphizet. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p4.1">1</a></li>
 <li>Nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.1">1</a></li>
 <li>Non contristabit justum quidquid ei acciderit. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p1.3">1</a></li>
 <li>Numquid vult Dominus holocausta, et victimas, et non potius, ut obediatur voci Domini? . . Quasi scelus idolatriae est nolle acquiescere: 
  <a class="TOC" href="#ii-p1.3">1</a></li>
 <li>Obmutui, et non aperui os meum, quoniam tu fecisti. : 
  <a class="TOC" href="#v-p3.3">1</a></li>
 <li>Omnem sollicitudinem vestram projicientes in eum, quoniam ipsi cura est de vobis. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.17">1</a></li>
 <li>Omnia cooperantur in bonum. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.5">1</a></li>
 <li>Paratum cor meum. Deus, paratum cor meum: 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.3">1</a></li>
 <li>Pater mi, si possibilie est, transeat a me calix iste. : 
  <a class="TOC" href="#vi-p4.3">1</a></li>
 <li>Pater noster: 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.9">1</a></li>
 <li>Porro unum est necessarium : 
  <a class="TOC" href="#vi-p3.1">1</a></li>
 <li>Quando veniam et apparebo ante faciem Dei? : 
  <a class="TOC" href="#vii-p7.3">1</a></li>
 <li>Qui fecerit voluntatem Patris mei: 
  <a class="TOC" href="#ii-p2.7">1</a></li>
 <li>Qui proprio Filio suo non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum; quomodo non etiam cum illo omnia nobis donavit? : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.13">1</a></li>
 <li>Qui vos audit, me audit. : 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.1">1</a></li>
 <li>Quid quaeris homuncio quaerendo bona? : 
  <a class="TOC" href="#v-p1.5">1</a></li>
 <li>Quis restitit ei, et pacem habuit?: 
  <a class="TOC" href="#v-p1.3">1</a></li>
 <li>Sed et hoc vanitas, et afflictio spiritus. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p2.3">1</a></li>
 <li>Si erit malum in civitate, quod Dominus non fecerit?: 
  <a class="TOC" href="#iii-p2.3">1</a></li>
 <li>Sicut Domino placuit, ita factum est: sit nomen Domini benedictum. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p3.3">1</a></li>
 <li>Tristis est anima mea usque ad mortem. : 
  <a class="TOC" href="#vi-p4.1">1</a></li>
 <li>Tuus sum ego, salvum me fac. : 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.4">1</a></li>
 <li>Ut cognoscat mundus, quia diligo Patrem, et sicut mandatum dedit Pater, sic facio; surgite, eamus hinc: 
  <a class="TOC" href="#ii-p2.5">1</a></li>
 <li>Vas electionis est mihi iste, ut portet nomen meum coram gentibus. : 
  <a class="TOC" href="#ii-p5.10">1</a></li>
 <li>Verumtamen, non sicut ego volo, sed sicut tu: 
  <a class="TOC" href="#vi-p4.5">1</a></li>
 <li>Voluntas Dei bona, beneplacens, et perfecta. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p2.9">1</a></li>
 <li>Voluntas Dei sanctificatio vestra. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.3">1</a></li>
 <li>Voluntati ejus quis resistet? : 
  <a class="TOC" href="#v-p1.1">1</a></li>
 <li>exuperat omnem sensum. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p2.1">1</a></li>
 <li>ibant gaudentes a conspectu concilii, quoniam digni habiti sunt pro nomine Jesu contumeliam pati. : 
  <a class="TOC" href="#v-p2.21">1</a></li>
 <li>ita Pater, quoniam sic fuit placitum ante te. : 
  <a class="TOC" href="#viii-p1.7">1</a></li>
 <li>nemo tollet a vobis. Gaudium vestrum sit plenum. : 
  <a class="TOC" href="#iv-p3.1">1</a></li>
 <li>quare unum bonum, in quo sunt omnia bona. : 
  <a class="TOC" href="#v-p1.6">1</a></li>
 <li>quicquid hic accedit contra voluntatem nostram, noveris non accidere nisi de voluntate Dei. : 
  <a class="TOC" href="#iii-p3.5">1</a></li>
 <li>sicut luna mutatur, sapiens in sapientia manet sicut vult. . . : 
  <a class="TOC" href="#iv-p2.5">1</a></li>
 <li>sufficit tibi gratia mea. : 
  <a class="TOC" href="#vii-p4.5">1</a></li>
</ul>
</div>
<!-- End of foreign index -->
<!-- /added -->

      </div2>
    </div1>
    <!-- /added -->

  </ThML.body>
</ThML>
